Trinità

1. Trinità, il cellulare di Dio

Supponiamo che qualcuno ci dia un biglietto da visita, sul quale leggiamo solo il nominativo della persona e una serie numeri. Anche se non compare la parola «telefonino», e neanche la parola «cellulare», chiunque capisce che quel numero è un numero telefonico, ed è di un telefono mobile.

La Scrittura fa la stessa cosa: dice che Dio è Padre e Figlio e Spirito santo, pur senza nominare mai la parola «Trinità».

2. Trinità: Elohim

«Bereshit barà Elohim et hashamayim ve’et ha’arets». Sono le prime parole ebraiche della Bibbia, che ci dicono: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Genesi 1,1).

Elohim: terza parola del primo libro (tre, uno). Significa «Dio». Elohim è declinato al maschile plurale. «Elohim» è il plurale di «Eloah», vocabolo derivato dalla parola «El» che significa «forte, potente». Dio si presenta fin dal principio delle Scritture come un soggetto plurale.

Il verbo, tuttavia, è coniugato nella terza persona singolare maschile. Dio, soggetto plurale, agisce però in modo unico, come se fosse animato da una sola volontà.

Nell’Antico Testamento la parola Elohim, riferita a Dio, ricorre oltre 2600 volte, ed è quasi sempre accompagnata da un verbo singolare. Dio, insomma, autore ultimo della Scrittura, ci rivela – come in un enigma (cf. 1 Corinzi 13,12) – di essere ad un tempo plurale e singolare.

3. Trinità: Bereshit

«In principio Dio creò il cielo e la terra… e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque» (Genesi 1,1-2).

«In principio» può avere due significati:

  1. «prima della creazione», ossia “oltre” lo Spaziotempo che il Creatore fece esistere;
  2. «per mezzo del principio».

Questo secondo significato è ammesso anche da alcuni rabbini (p. es. Nachmanide), per i quali «reshit» si può tradurre con «sapienza divina» (cf. Proverbi 8,22-23) e dunque l’intero versetto può essere inteso così: «Per mezzo della Sapienza, Dio creò i cieli e la terra».

Nel racconto della creazione si ripete «Vayomer Elohim», che significa: «E Dio disse» (sempre con il soggetto al plurale e il verbo al singolare). E’ un Dio che dice e crea, crea dicendo e creando dice.

Sant’Agostino (cf. Discorso I sul Vecchio Testamento) collega il primo versetto della Genesi ai primi versetti del Vangelo di Giovanni («In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui nulla è stato fatto») e scrive chiaramente che il «Principio» nel quale Dio creò tutto è nient’altro che il Signore Gesù. Alla domanda dei giudei che gli avevano chiesto chi fosse, Gesù Cristo diede una risposta (intraducibile) ricorrendo alla stessa parola «Principio» (archén, principium; cf. Giovanni 8,25). Nella Vulgata Clementina la risposta è: «Principium, qui et loquor vobis». Ricciotti la presenta così: «Il principio che vi parlo».

Continua il libro della Genesi: «E lo Spirito (letteralmente: «vento») di Dio aleggiava sulle acque». Fin dai primi versetti, la Scrittura ci parla di Dio: di un Dio, plurimo e singolo, che è Creatore, del suo Principio-Sapienza-Logos, per mezzo del Quale crea, e del suo Spirito-Vento.

4. Trinità: a “loro” immagine e somiglianza è l’uomo

Sta scritto che Dio, dopo aver creato l’universo, il tempo, la terra, il mare e le specie viventi, finalmente disse:
«Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza» (Genesi 1,26).

«Facciamo» l’uomo – maschio e femmina – a «nostra» immagine e somiglianza. «Facciamo» è plurale; «nostra» è plurale. Nel contesto di un monoteismo assoluto, la frase è inspiegabile.

Creando l’uomo, Dio dice: «facciamo l’uomo» e non «sia fatto l’uomo», come era stato per gli animali e le cose create. Ciò significa che nella persona umana il Creatore ha inscritto una caratteristica che lo rende «somigliante» a Dio “singolare e plurale”:

  • l’anima razionale (il pensiero, la parola)
  • l’amore (ricevere e donare i beni).

Conoscere Dio, cioè pensare e amare Dio, è la qualità specifica e propria della creatura umana, che è l’unico essere «capace di dire “Tu” a Dio» (J. Ratzinger, Creazione e peccato, Ed. Paoline 1987, p. 39). Nessun’altra creatura lo fa, eccettuati i puri spiriti. E la vita dell’uomo è un impasto di cose materiali e di cose spirituali, di cose transitorie e di cose eterne.

Sant’Agostino scrive:

«Ora, il senso preferibile da dare a queste parole di Dio è […] che l’uomo è fatto a immagine non del solo Padre o del solo Figlio o del solo Spirito Santo, ma della stessa Trinità. Questa Trinità è Trinità in modo da essere l’unico Dio, allo stesso modo che Dio è unico in modo da essere Trinità. Dio infatti non disse, rivolgendosi al Figlio: “Facciamo l’uomo a tua immagine “, oppure: “a immagine mia”, ma disse: a immagine e somiglianza nostra; da questa pluralità chi oserebbe separare lo Spirito Santo? Ma poiché questa pluralità non costituisce tre dèi ma un solo Dio, per questo dobbiamo comprendere che la Scrittura subito dopo soggiunse la frase al singolare e disse: E Dio fece l’uomo a immagine di Dio, […] come se dicesse: “a immagine sua”, cioè a immagine della stessa Trinità. (S. Agostino, Libro incompiuto sulla Genesi).

Anche queste parole della Genesi «facciamo l’uomo a nostra immagine» sono un richiamo della Santissima Trinità: Dio unico, uno e plurale, del Quale portiamo il marchio nelle profondità del nostro essere.

5. Trinità: Shema Israel

In Deuteronomio 6,4 sta scritto: «Shema Israel YHWH elohanu YHWH echad», che tradotto suona così: «Ascolta, Israele: Yahweh, Dio nostro, Yahweh (è) uno». Nella Vulgata Clementina il versetto era: «Audi, Israël: Dominus Deus noster, Dominus unus est». Nella Nova Vulgata è identico. La Bibbia dei Settanta concorda con questa traduzione: «Akoue israel kurios ho theos hemon kurios heis estin».

Sarebbe stato sufficiente dire: «Ascolta, Israele: Yahweh (è) uno» oppure «Ascolta Israele: il nostro Dio (è) uno». Per affermare l’unità di Dio, invece, la Scrittura ne ripete il nome per tre volte: Yahweh-Dio-Yahweh. Anche qui: tre e uno, uno e tre.

Bisogna specificare che il vocabolo («echad») impiegato per affermare l’unità di Dio significa l’unità “composta” e non l’unità “assoluta” («yachid»). Per esempio:

  • echad ricorre in Genesi 1,5 (il giorno e la notte formano un solo giorno), in Genesi 2,24 (l’uomo e la donna formano una sola carne);
  • yachid ricorre in Genesi 22,2 (Isacco è l’unico figlio prediletto di Abramo), in Giudici 11,34 (l’unica figlia di Iefte).

La Scrittura ci presenta ancora un Dio che è sì unico, ma di un’unità che è “distinguibile” al suo interno e descrivibile con la triplice ripetizione Yahweh-Elohim-Yahweh.

6. Trinità: un Dio di Dèi

Il Salmo 44 (45) inneggia al Signore Gesù raffigurato nello Sposo: «Il tuo trono, o Elohim, [sta] per i secoli dei secoli; scettro di rettitudine è lo scettro del tuo regno. Tu ami la giustizia e odii l’iniquià: perciò ti unse Elohim, il tuo Elohim, con olio di letizia a preferenza de’ tuoi compagni» (vv. 7-8). Qui un Elohim unge (=consacra) l’altro Elohim che siede sul trono.

Salmo 109 (110), primo versetto: «Oracolo di Yahweh al mio Adonai: “Siedi alla mia destra finché faccia de’ tuoi nemici lo sgabello de’ tuoi piedi”». Adonai è nome biblico di Dio, al pari di Elohim e Yahweh. Yahweh fa sedere Adonai alla sua destra e umilierà i nemici di Adonai. Il Salmo 109 prosegue con una profezia messianica: Yahweh dice che Adonai («generato nel seno di Yaweh», «assiso alla destra» di Yahweh) è Re e Sacerdote.

Osea, cap. 1 v. 7. Yahweh parla a Osea e dice: «Però della casa di Giuda avrò misericordia e le farò trovar salvezza in Yahweh, loro Elohim». Yahweh usa la prima persona singolare ma non dice troveranno salvezza in me; dice, piuttosto: troveranno salvezza in Yahweh, loro Elohim, come se si parlasse di un altro.

7. Trinità: esattamente tre

Il profeta Isaia, nel capitolo 48, rivela ancora qualcosa di Dio, del Dio di Israele, l’unico eterno e vero Dio.

Nel primo versetto, Dio si presenta così: «Io sono colui che è; io sono il primo e sono pure l’ultimo». Dio si presenta tre volte: l’Essere, il Primo, e l’Ultimo.

Nel secondo versetto, Dio dice che la Sua “mano” ha fatto la terra, la sua “destra” ha fatto i cieli, e quando Dio chiama entrambi essi rispondono. Dio – che abbiamo visto essere Creatore, Sapienza-Logos, e Vento-Spirito – ancora una volta si delinea in tre soggetti: la mano, la destra, e se stesso.

Nel terzo versetto, Colui che era nel Principio là dove Dio creava, dice: «Ora, il Signore, l’Eterno, mi manda con il suo Spirito». Tre soggetti: Dio-che-crea, Colui-che-parla, e il suo Spirito.

Nel quarto versetto, Isaia introduce le parole dette da «l’Eterno, il Redentore, il Santo d’Israele». Tre soggetti anche qui.

Dio, soggetto plurale, ricorre come una pluralità di tre. Dio, tre soggetti.

8. Trinità: Tommaso d’Aquino

La lunga citazione tomistica, che segue, sta a dimostrare che la fede nella Trinità era già presente nella vera Sinagoga, prima di Cristo.

«La via per cui gli uomini possono raggiungere la beatitudine è il mistero dell’incarnazione e della passione di Cristo; poiché sta scritto: “Non c’è alcun altro nome dato agli uomini, dal quale possiamo aspettarci di essere salvati”. Perciò era necessario che il mistero dell’incarnazione di Cristo in qualche modo fosse creduto da tutti in tutti i tempi: però diversamente secondo le diversità dei tempi e delle persone.

Infatti prima del peccato l’uomo ebbe la fede esplicita dell’incarnazione di Cristo in quanto questa era ordinata alla pienezza della gloria; ma non in quanto era ordinata a liberare dal peccato con la passione e con la resurrezione; perché l’uomo non prevedeva il suo peccato. Invece si arguisce che prevedeva l’incarnazione di Cristo dalle parole che disse: “Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e si stringerà alla sua moglie”; parole che secondo l’Apostolo stanno a indicare “il grande mistero esistente in Cristo e nella Chiesa”; mistero che non è credibile che il primo uomo abbia ignorato.

Dopo il peccato, poi, il mistero di Cristo fu creduto esplicitamente non solo per l’incarnazione, ma anche rispetto alla passione e alla resurrezione, con le quali l’umanità viene liberata dal peccato e dalla morte. Altrimenti (gli antichi) non avrebbero prefigurato la passione di Cristo con dei sacrifici, sia prima che dopo la promulgazione della legge. E di questi sacrifici i maggiorenti conoscevano esplicitamente il significato; mentre le persone semplici ne avevano una conoscenza confusa sotto il velo di quei sacrifici, credendo che essi erano disposti per il Cristo venturo.

Finalmente dopo la rivelazione della grazia tanto i maggiorenti che i semplici sono tenuti ad avere la fede esplicita dei misteri di Cristo; e specialmente di quelli che sono oggetto delle solennità della Chiesa.

Non è possibile credere esplicitamente il mistero di Cristo, senza la fede nella Trinità: poiché il mistero di Cristo implica l’assunzione della carne da parte del Figlio di Dio, la rinnovazione del mondo mediante la grazia, e la concezione del Cristo per opera dello Spirito Santo.

Perciò prima di Cristo il mistero della Trinità fu creduto come il mistero dell’incarnazione, e cioè esplicitamente dai maggiorenti, e in maniera implicita e quasi velata dalle persone semplici. Quindi venuto il tempo della propagazione della grazia, tutti sono tenuti a credere espressamente il mistero della Trinità.

E tutti quelli che rinascono in Cristo devono questo beneficio all’invocazione della Trinità, secondo le parole evangeliche: «Andate, ammaestrate tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».

9. Trinità: Maria santissima

Dice l’arcangelo Gabriele alla Beata Vergine Maria: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Luca 1,35).

Il messaggio dell’angelo manifesta un Dio trinitario: lo Spirito, l’Altissimo e il Figlio. L’Altissimo Dio, per opera della sua «ombra» che è lo Spirito Santo, sta per generare nella carne e nel tempo un Figlio, che era con Dio (che era Dio) prima di ogni tempo e fuori da ogni spazio.

Maria Santissima è la Figlia di Dio Padre, la “Sposa” verginale di Dio Spirito e la Madre immacolata di Dio Figlio. Nessuno mai potrà vivere la vita trinitaria come la visse Lei. Nessuno è nella Trinità come lo è Lei. Chi segue Lei, raggiunge la Trinità divina. Chi cerca Lei, trova il Dio Uni-Trino, l’unico eterno e vero Dio.

Santa Maria, Torre di Davide, prega per noi.

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