Regole per ben vivere (di S. Alfonso)

Queste breve esposizione delle “Regole per ben vivere”, ossia delle “regole di vita” valide per tutti i Cristiani, è un’opera esortativa di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori, Vescovo, Dottore della Chiesa, “Doctor zelantissimus”.

La si può considerare come una “bozza” del più ampio “Regolamento di vita d’un Cristiano”. In questi tempi di “disorientamento” (dottrinale prima che pastorale) è buona cosa appoggiarsi ai consigli e agli esempi dei Santi: qui abbiamo un Santo Sacerdote, un Santo Vescovo, un Santo Dottore della Chiesa. Ascoltiamolo! E non diamo retta ai pifferai dell’antico tentatore.  Continua a leggere

Coronella delle Sante Piaghe di Gesù Crocifisso

Questo facile esercizio di preghiera è adattissimo per la Quaresima: è la Coronella delle Sante Piaghe di Gesù Crocifisso, composta da Sant’Alfonso Maria De’ Liguori, Vescovo, Dottore della Chiesa, “Doctor zelantissimus”, Patrono dei Confessori.

Tanto è facile da mandare a memoria, quanto è facile che ci porti a fare quelle «opere degne della conversione» che San Giovanni Battista ci grida di fare. Continua a leggere

Avvertimenti di S. Alfonso de’ Liguori per salvarsi

Presento qui la breve opera di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori, Vescovo, Dottore della Chiesa, “Doctor zelantissimus”, intitolata: “Avvertimenti necessari ad ogni persona di qualunque stato per salvarsi”.

Si tratta di un’istruzione la più semplice e generica possibile, in quanto è destinata a qualsiasi persona, di qualunque condizione.

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Iddio vuole salvi tutti: Omnes homines vult salvos fieri (1 Tim. 2,4). E vuol dare a tutti l’aiuto necessario per salvarsi; ma non lo concede se non a coloro che lo dimandano, come scrive S. Agostino: Non dat nisi petentibus In Psalm. 100 (1). Ond’è sentenza comune de’ Teologi e Santi Padri, che la Preghiera agli Adulti è necessaria di necessità di mezzo, viene a dire, che chi non prega, e trascura di dimandare a Dio gli aiuti opportuni per vincere le tentazioni, e conservare la grazia ricevuta, non può salvarsi. Continua a leggere

Trovare Dio e unirsi alla Sua Volontà

Il P. Giovan Taulero narra di se stesso, che avendo egli pregato per molti anni il Signore a mandargli chi gli insegnasse la vera vita spirituale, un giorno udì una voce, che gli disse: Va alla tal Chiesa, ed alla porta trova un misero mendico, scalzo, e tutto lacero; lo saluta: Buon giorno, amico. Il povero risponde: Signor maestro, io non mi ricordo giammai d’aver avuto un giorno cattivo. Il Padre replicò: Iddio vi dia una felice vita. Ripigliò quegli; Ma io non sono stato mai infelice. E poi soggiunse: Udite, Padre mio, non a caso io ho detto non aver avuto alcun giorno cattivo, perché quando ho fame, io lodo Dio; quando fa neve, o pioggia io lo benedico: se alcuno mi disprezza, mi scaccia, se provo altra miseria, io sempre ne do gloria al mio Dio. Ho detto poi, che non sono stato mai infelice, e ciò anch’ è vero, poich’ io sono avvezzo a volere tutto ciò, che vuole Dio senza reserba; perciò tutto quel, che m’ avviene o di dolce, o di amaro, io lo ricevo dalla sua mano con allegrezza, come il meglio per me, e questa è la mia felicità.E se mai, ripigliò il Taulero, Dio vi volesse dannato, voi che direste? Se Dio ciò volesse (rispose il mendico), io coll’umiltà, e coll’amore mi abbraccierei col mio Signore, e lo terrei sì forte, che se egli volesse precipitarmi all’Inferno, sarebbe necessitato a venir meco, e così poi mi sarebbe più dolce essere con lui nell’inferno, che posseder senza lui tutte le delizie del cielo. Dove avete trovato voi Dio, disse il Padre? E quegli: Io l’ho trovato, dove ho lasciate le creature. Voi chi siete? E’ l povero: Io sono Re. E dove sta il vostro Regno? Sta nell’anima mia, dove io tengo tutto ordinato, le passioni ubbidiscono alla ragione, e la ragione a Dio. Finalmente il Taulero gli domandò, che cosa l’avea condotto a tanta perfezione? E’ stato (rispose) il silenzio, tacendo cogli uomini per parlare con Dio; e l’unione, che ho tenuta col mio Signore, in cui ho trovata, e trovo tutta la mia pace. Tale in somma fu questo povero per l’unione, ch’ ebbe colla divina volontà; egli fu certamente nella sua povertà più ricco, che tutti i Monarchi della terra, e ne’ suoi patimenti più felice che tutti i mondani colle loro delizie terrene.

Oh la gran pazzia è quella di coloro, che ripugnano alla divina volontà; hanno già essi da soffrire i travagli, perché niuno mai può impedire, che non si eseguiscano i divini decreti. Voluntati ejus quis resistet? (Rom 9.19) Ed all’incontro l’han da soffrire senza frutto, anzi con tirarsi sopra maggiori castighi per l’altra vita, e maggior inquietudine in questa. Quis restitit ei, et pacem habuit? (Job 24) Gridi quanto vuole quell’infermo ne’ suoi dolori, quel povero nelle sue miserie si lamenti di Dio, si arrabbi, bestemmi quanto gli piace, che ne caverà, se non far doppio il suo male? Quid quaeris homuncio quaerendo bona? (dice S. Agostino) quare unum bonum, in quo sunt omnia bona. Che vai cercando, omicciuolo, fuori del tuo Dio? trova Dio, unisciti, stringiti colla sua volontà, e viverai sempre felice in questa, e nell’altra vita.

Da: Uniformità alla volontà di Dio,
di S. Alfonso Maria De’ Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa

Non può esser vera la religione maomettana

Presento qui il cap. 4 della Parte III dell’opera Verità della Fede di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori, Vescovo, Dottore della Chiesa, “Doctor zelantissimus”.

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1. Vediamo in primo luogo le qualità di Maometto, che stabilì questa religione, diciam meglio questa infame setta che ha mandate tante anime all’inferno. Egli ebbe qualche dote naturale; fu di bello aspetto, d’ingegno penetrante, cortese nel tratto, liberale e grato ai beneficj. Ma all’incontro fu dominato dal vizio della libidine, e perciò tenne da 15 mogli, e più di 24 concubine, fingendo di avere avuto in ciò il permesso da Dio, poiché agli altri non concedeva egli più di quattro mogli; e quindi poi nel suo Alcorano ripose nelle sozzure della carne la massima parte della felicità eterna. Fu dominato ancora dalla superbia, che lo fece talvolta diventar crudele. Basti sapere che una volta ad alcuni che si avean presi certi suoi cammelli, fece tagliar le mani e i piedi, e cavare gli occhi con un ferro rovente, e poi li fece lasciar così, finché spirassero l’anima(1). Continua a leggere

Non può esser vera la religione giudaica

Presento qui il cap. 3 della Parte III dell’opera Verità della Fede di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori, Vescovo, Dottore della Chiesa, “Doctor zelantissimus”.

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1. Un tempo i giudei ebbero vera religione, vera legge e vera chiesa; ma dopo la venuta del Messia la lor religione non può esser più vera, perché secondo le stesse profezie da essi accettate per divine, ella dovea abolirsi, ed a quella succedere la nuova legge, come predisse Geremia(1): Ecce dies venient, dicit Dominus, et feriam domui Israel et domui Iuda foedus novum. Sulle quali parole poi scrisse l’apostolo(2): Dicendo autem novum, veteravit prius. Quod autem antiquatur et senescit, prope interitum est. Che poi il Messia sia già venuto, e che questo Messia sia stato Gesù Cristo già si è chiaramente provato nella seconda parte al capo IV. e seguenti; e consta dalle stesse loro scritture, da’ miracoli del Salvatore e de’ suoi discepoli, e dal castigo che i miseri giudei soffrono da sì lungo tempo per la loro ostinazione; mentre vedono i miseri il dominio della Giudea perduto, la città distrutta, il tempio bruciato, i sacrificj dismessi, ed essi dispersi per tutta la terra, senza re, senza sacerdoti e senza altare; il che tutto fu predetto da’ profeti: ed essi lo vedono compitamente avverato coi fatti, e pure ostinati sieguono a negare il lor Salvatore. Continua a leggere