Quanti papi eretici!

Nel sito de “La Contre-Réforme Catholique au XXI° Siècle”, fondata dall’Abbé Georges des Nantes, si leggono cose strabilianti. Mentre, da un lato, vi si trovano elogi e incensamenti incredibili sul conto di J.M.B., definito come “un nuovo San Pio X”, si accusa apertamente di apostasia la “Chiesa” detta “conciliare” e di eresia i “pontefici” che l’hanno edificata e retta per decenni. Lo stesso Concilio Vaticano II, ritenuto «modernista» e «funesto», va neutralizzato e corretto con un altro concilio, controrivoluzionario, dogmatico e non pastorale.

Le accuse non sono campate per aria, anzi sono molto documentate e raccolte in volumi di accusa, presentati e depositati presso la Congregazione per la Dottrina della Fede. Tali libri sono pubblicati on-line anche in italiano:

Liber Accusationis in Paulum Sextum

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Apostaticam ecclesiam

Va letto e meditato questo articolo di Sì Sì No No:
Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Francesco I
e la modernità
.

Trascrivo solo la conclusione:

«Da Giovanni XXIII sino a Francesco I ci si è aperti al mondo. Francesco non è l’unico né il primo ad averlo fatto. Le frasi citate sopra ci fanno capire che vi è un filo conduttore, il quale unisce i Papi del Concilio Vaticano II e del post-concilio. L’unica differenza tra di loro è la velocità, che in Francesco I è arrivata al culmine, ma l’apertura alla modernità è comune a tutti i Papi del Concilio e post-concilio.
Tutto ciò ci fa pensare che oramai solo un intervento speciale divino potrà rimettere le cose a posto. Infatti il morbo modernista non solo è penetrato nella Chiesa ma è giunto fino al suo vertice. Ora al di sopra del Papa c’è soltanto Dio e siccome gli artefici della teologia neo-modernista sono stati quattro Papi: Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Francesco I, solo Dio può fermare la valanga di errori che si è abbattuta sul mondo ecclesiale a partire dal 1959.»

Paolo VI, la Chiesa e il diavolo

«Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa?

«Non vi stupisca come semplicista, o addirittura come superstiziosa e irreale la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che chiamiamo il Demonio.

«[…] Troviamo il peccato, perversione della libertà umana, e causa profonda della morte, perché distacco da Dio fonte della vita (Rom. 5, 12), e poi, a sua volta, occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa. Continua a leggere

Paolo VI e il “fumo di satana”

IX ANNIVERSARIO DELL’INCORONAZIONE DI SUA SANTITÀ
OMELIA DI PAOLO VI

Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo
Giovedì, 29 giugno 1972
[…]

Riferendosi alla situazione della Chiesa di oggi, il Santo Padre afferma di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio». C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale o da qualche moto sociale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita. E non avvertiamo di esserne invece già noi padroni e maestri. È entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce. Continua a leggere

Quel Ratzinger che non ti aspetti

[Premessa.- Nella prefazione a “Gesù di Nazareth” (Rizzoli 2007), Joseph Ratzinger scriveva:

«Di certo non c’è affatto bisogno di dire espressamente che questo libro non è assolutamente un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del “volto del Signore” (Sal 27,8). Perciò ognuno è libero di contraddirmi. Chiedo solo alle lettrici e ai lettori quell’anticipo di simpatia senza la quale non c’è alcuna comprensione».

Supponendo che la stessa protesta valga anche Continua a leggere

Guerra!

C’è una guerra misteriosa, ma reale, tra la nostra carne e la nostra anima. L’apostolo Pietro scrive:

«Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai desideri della carne che fanno guerra all’anima» (1 Pietro 2:11).

Siamo “stranieri e pellegrini” su questa terra e in questa vita mortale, nella quale siamo rivestiti di questa carne. La nostra vera “terra promessa”, la “casa”, la “patria” è la vita eternamente felice nei cieli, contemplando il Dio uni-trino, Continua a leggere

Strimpellano Gesù impanato

A volte, perfino al cospetto del Santissimo Sacramento dell’altare, giunge alle orecchie una canzonetta moderna che stravolge la gloriosa dottrina cattolica sull’Eucarestia.

«Verbum caro factum est», scrive l’Evangelista San Giovanni: il Verbo si è fatto carne. Nella Persona di Nostro Signore la natura divina del Verbo si è ipostaticamente unita alla natura umana della carne. Giustapporre «Verbum caro factum est» e l’inaudita, non scritturale, proposizione «Verbum panis factum est» significa affermare un parallelismo eretico tra l’unione ipostatica del Verbo con la carne e “l’unione” tra il Verbo e il pane.

E qui sta lo scandaloso errore dottrinale: nell’Eucaristia non è il Verbo che si fa pane, ma – al contrario – è il pane che viene mutato in carne, nella carne di Gesù Cristo, il Quale non è Verbo, ma Verbo fatto carne. Che scempio hanno fatto gli autori della canzonetta che suppongono essere “liturgica”!
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