Gli atti e le dottrine esemplari di “san” Giovanni Paolo II

1. Atti

Leggiamo su “L’Osservatore Romano” dell’11 agosto 1985 in un resoconto del viaggio “apostolico” in Togo:

Ed è stato proprio un omaggio agli antenati il primo gesto compiuto da Giovanni Paolo II appena giunto a Togoville. Gli è stata portata una zucca secca riempita con acqua e farina di mais. Il Papa l’ha presa tra le sue mani e dopo un leggero inchino ha sparso l’acqua tutto intorno. Lo stesso gesto aveva compiuto questa mattina a Kara, prima di celebrare la messa. Si tratta di un’usanza alla quale i togolesi tengono in modo particolare. L’ospite accetta l’acqua, simbolo della prosperità, e la condivide con gli antenato spargendola su quella stessa terra che ne custodisce le spoglie mortali e lo spirito. Le breve cerimonia si è svolta nel più assoluto silenzio.

E’ lo stesso “Pontefice” a raccontarlo in prima persona nell’Udienza Generale del 21 agosto 1985:

Ho avuto la gioia anche di vari incontri con i fratelli appartenenti alle Chiese cristiane non cattoliche, e anche con i musulmani e i seguaci delle religioni tradizionali. […] Caratteristico è stato, in particolare, l’incontro di preghiera al santuario di Nostra Signora della misericordia, a Lago Togo, dove ho pregato per la prima volta anche con gli animisti.

Ce lo dice lui stesso: «Ho pregato con gli animisti». E’ terribile! Un “Papa” che si dà spudoratamente al paganesimo, che Papa è? Come può essere di esempio per il suo gregge? Come può insegnare la Verità di Cristo? Come può convertire e ammaestrare le nazioni? Un cristiano che prega con gli animisti, può essere veramente un Santo? Può davvero essere elevato agli onori degli altari?

2. Dottrine

Nella sua prima Enciclica (la “Redemptor hominis” del 4 marzo 1979) il Papa scriveva al n. 6:

Pur se in altro modo e con le dovute differenze, bisogna applicare ciò che è stato detto all’attività che tende all’avvicinamento con i rappresentanti delle religioni non cristiane, e che si esprime mediante il dialogo, i contatti, la preghiera comunitaria, la ricerca dei tesori della spiritualità umana, i quali – come ben sappiamo – non mancano neppure ai membri di queste religioni. Non avviene forse talvolta che la ferma credenza dei seguaci delle religioni non cristiane – effetto anche essa dello Spirito di verità, operante oltre i confini visibili del Corpo Mistico – possa quasi confondere i cristiani, spesso così disposti a dubitare, invece, nelle verità rivelate da Dio e annunziate dalla Chiesa, così propensi al rilassamento dei princìpi della morale e ad aprire la strada al permissivismo etico?

All’interno di un lungo fraseggio e di una domanda retorica, apparentemente evocatrici di pietà e ortodossia, si cela una equivalenza sorprendente, anzi davvero scioccante.

Il Papa scrive, apertis verbis, che «la ferma credenza dei seguaci delle religioni non cristiane» è «effetto anche essa dello Spirito di verità, operante oltre i confini visibili del Corpo Mistico».

Quindi, secondo lui: lo Spirito Santo, agendo al di fuori della Chiesa, produce e rafforza la credenza dei non-cristiani nei loro falsi dèi.

Come sia stato possibile tollerare un’affermazione del genere è un mistero. Mysterium iniquitatis!

Lo Spirito Santo, quando opera, fa conoscere il Padre e il Figlio, come è scritto in San Giovanni Evangelista: «Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future» (Giovanni 16,13).

Affermare il contrario equivale semplicemente a bestemmiare Dio e calpestare la Sacra Scrittura.

E’ del tutto evidente che il “magistero” post-conciliare ha traghettato i fedeli dal detto biblico «Omnes dii gentium daemonia» (Salmi 95,5) e dall’osservanza del Primo Comandamento del Decalogo, al loro esatto contrario: a un “dio” che si nega e si rinnega, e a “fedeli” che si uniscono nel culto agli infedeli.

Con questa enciclica “papale” siamo alla blasfemia e all’apostasia.

3. Canonizzazioni a uso e consumo della neochiesa

L’ex Arcivescovo di Buenos Aires, Líder Máximo de la Nueva Iglesia, non poteva non canonizzare un uomo con tali referenze.

Stiamo attenti.

Non dobbiamo seguire le dottrine degli eresiarchi. Non dobbiamo ascoltare le loro eresie. Dobbiamo anzi smascherarli per quello che sono. E dobbiamo denunciare le loro eresie.

Stiamo attenti! Se anche un angelo dal cielo annunciasse un vangelo diverso da quello che abbiamo ricevuto, siamo tenuti a non seguirlo. Non

Sforziamoci di mantenere la Fede cattolica, la Fede autentica dei Concilii Tridentino e Vaticano I e di tanti Santi Pontefici.

Non dobbiamo seguire la neochiesa nella sua apostasia.

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Dall’ecumenismo all’apostasia silenziosa

Questo studio sull’ecumenismo, elaborato dalla Fraternità Sacerdotale S. Pio X, mantiene freschezza e fragranza benché risalga al 2004. Merita di essere letto con attenzione. 

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Dall’ecumenismo all’apostasia silenziosa. Venticinque anni di Pontificato.

http://www.unavox.it/doc93.htm

http://www.sanpiox.it/images/stories/P_Silea/PDF/Dall_Ecumen_%20all_Aposta_silen.pdf

 

Quanti papi eretici!

Nel sito de “La Contre-Réforme Catholique au XXI° Siècle”, fondata dall’Abbé Georges des Nantes, si leggono cose strabilianti. Mentre, da un lato, vi si trovano elogi e incensamenti incredibili sul conto di J.M.B., definito come “un nuovo San Pio X”, si accusa apertamente di apostasia la “Chiesa” detta “conciliare” e di eresia i “pontefici” che l’hanno edificata e retta per decenni. Lo stesso Concilio Vaticano II, ritenuto «modernista» e «funesto», va neutralizzato e corretto con un altro concilio, controrivoluzionario, dogmatico e non pastorale.

Le accuse non sono campate per aria, anzi sono molto documentate e raccolte in volumi di accusa, presentati e depositati presso la Congregazione per la Dottrina della Fede. Tali libri sono pubblicati on-line anche in italiano:

Liber Accusationis in Paulum Sextum

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Apostaticam ecclesiam

Va letto e meditato questo articolo di Sì Sì No No:
Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Francesco I
e la modernità
.

Trascrivo solo la conclusione:

«Da Giovanni XXIII sino a Francesco I ci si è aperti al mondo. Francesco non è l’unico né il primo ad averlo fatto. Le frasi citate sopra ci fanno capire che vi è un filo conduttore, il quale unisce i Papi del Concilio Vaticano II e del post-concilio. L’unica differenza tra di loro è la velocità, che in Francesco I è arrivata al culmine, ma l’apertura alla modernità è comune a tutti i Papi del Concilio e post-concilio.
Tutto ciò ci fa pensare che oramai solo un intervento speciale divino potrà rimettere le cose a posto. Infatti il morbo modernista non solo è penetrato nella Chiesa ma è giunto fino al suo vertice. Ora al di sopra del Papa c’è soltanto Dio e siccome gli artefici della teologia neo-modernista sono stati quattro Papi: Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Francesco I, solo Dio può fermare la valanga di errori che si è abbattuta sul mondo ecclesiale a partire dal 1959.»

L’alba di un Nuovo Papato

Suona “profetico” il titolo del libro fotografico “Benedetto XVI: l’alba di un nuovo papato” (White Star, 2006). Al termine del pontificato n. 265, quello di Papa Ratzinger, rimane lo shock dell’indigeribile “rinunzia”.

Le motivazioni addotte non sembrano reggere: tutti i precedenti Pontefici hanno attraversato la vecchiaia, la malattia, la prostrazione e la morte.

Le giustificazioni non convincono: meritano di essere considerati umili e coraggiosi anche moltissimi Papi che hanno “occupato” la Sede Apostolica fino all’ultimo respiro.

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Et unam sanctam peccatricem ecclesiam

1. Il “Credo” è stato riveduto e corretto?

Il Credo definito dal I Concilio ecumenico di Nicea (anno 325) e dal I Concilio ecumenico di Costantinopoli (381) è forse stato riveduto e corretto?

Da qualche decennio è invalso dire: «Et unam sanctam peccatricem ecclesiam» là dove si era creduto e formulato: «Et unam sanctam catholicam ecclesiam». La Chiesa – una santa cattolica e apostolica – sarebbe divenuta anche «peccatrice».

«Chiesa santa e peccatrice»: ecco il vano blaterare di alcuni pastori, oltre che di molti teologi sviati. E ovviamente dei nemici di Dio.

«Peccatrice nei suoi membri», dicono i più cauti – o i più pericolosi – che confonono la Santificatrice con i santificati. Si insegnava, una volta, che i peccatori non rendono peccatrice la santa Chiesa e, allo stesso tempo, che la Chiesa santa e santificatrice ha da Dio il potere di santificare i peccatori penitenti.
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