Da Martini a Martinelli

Ha fatto il giro del mondo la sventurata frase, poi rimossa dal sito dell’Arcidiocesi Ambrosiana, del Vescovo Ausiliare di Milano:

La fede cristiana non parla di immortalità dell’anima.

Lo aveva affermato scrivendo il comunicato che annunciava un “momento di preghiera”, pubblico, nella parrocchia milanese del povero DJ Fabo, che aveva chiesto di morire in Svizzera con la pratica anticristiana del “suicidio assistito”.

Mi sembra che siamo allo sbando più totale. Ci troviamo già nella «falsa chiesa delle tenebre» preconizzata dalla beata Anna Caterina Emmerich?

L’affermazione incredibile sopra citata, però, non è l’unica a sconcertare i credenti. Poco prima, il monsignore aveva scritto:

La fede cristiana non ha e non vuole dare una risposta concettuale al tema del dolore.

Rattrista infinitamente, e pesa sul cuore, notare come i nostri pastori si siano allontanati dal “senso cattolico” tradizionale, che una risposta anche concettuale al dolore umano non solo l’aveva, ma voleva proclamarla ai quattro angoli della terra: l’uomo sofferente non ha soltanto bisogno di cure, mediche e no, e di amorosa vicinanza; ma anche fame e sete di senso,  anche sotto il profilo filosofico e religioso. L’uomo sofferente, se privato del conforto esistenziale e razionale che solo la Religione può dare, è destinato a soffrire di più: sprofondare nel baratro della disperazione diverrà inevitabile.

Che tristezza infinita!

La Luce del Mondo, che a tutto dà senso e bellezza, è oggi svilita come una manciata di sabbia: «ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?». E se i nostri pastori non sanno e non vogliono proclamare il senso cristiano del dolore, che cosa ci stanno a fare?

Maria, Salus Infirmorum et Auxilium Christianorum, ora pro nobis.

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Riferimenti:

Dj Fabo. La diocesi ambrosiana celebra il suicidio – di Paolo Deotto (6 marzo)

L’immortalità dell’anima, la curia milanese e i giochi di prestigio – di Paolo Deotto (7 marzo)

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