Adoro Te Devote

Caricato il 22 feb 2011 da Petrus Josephus – Another great hymn from the great St. Thomas Aquinas. This version of the hymn does not include the 3rd or 4th verses. The art is “The temptation of St. Thomas Aquinas” by Diego Velazquez; “Triumph of St. Thomas Aquinas over the heretics” by Filippino Lippi; “The Apotheosis of Thomas Aquinas” by Francisco de Zurbaran.

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Il famoso ebreo convertito

Facendo seguito ad alcuni post precedenti:

vorrei segnalare due ottimi libretti:

  • Alphonse Marie Ratisbonne, Conversione di un Israelita
  • Théodore de Bussières, La conversione di Alfonso Maria Ratisbonne

entrambi pubblicati dalle Edizioni Amicizia Cristiana. Vediamoli più da vicino.

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Conversione di un israelita

Conversione di un Israelita

Il primo pensiero e il primo impulso del mio cuore, al momento della mia conversione, fu di seppellire interamente il mio segreto, assieme alla mia esistenza, nel fondo di un chiostro per sfuggire al mondo, che non poteva più comprendermi, e di dedicarmi totalmente al mio Dio, che mi aveva fatto intravedere e gustare le realtà di un altro mondo.

Non volli affatto parlare senza il permesso di un sacerdote; mi condussero verso colui che per me rappresentava Dio. Egli mi ordinò di rivelare quanto era accaduto; lo feci, per quanto era possibile, a viva voce. Oggi io cercherò, dopo qualche settimana di ritiro, di includere maggiori dettagli; a voi, reverendo, che avete fondato l’Arciconfraternita per la conversione dei peccatori, questi ultimi devono rendere conto delle grazie ottenute.

Pag. 64 – € 5,00

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La conversione di Alfonso Maria Ratisbonne

La conversione di Alfonso Maria Ratisbonne

Quel Gesù che sulla via di Gerico si valse di un po’ di fango per aprir alla luce del cielo gli occhi del cieco nato, egli medesimo ha permesso ch’io fossi il principal testimone di un avvenimento che è straordinarissimo anche considerato sotto il solo punto di vista della ragione umana.

Io racconto un fatto incontrastabile: Dico ciò che ho veduto coi miei occhi, ciò che una gran quantità di testimoni onorevoli possono affermare: ciò che Strasburgo non potrà credere, ciò che Roma ammira. Un uomo che godea di tutto il suo buon senso, della pienezza delle sue facoltà, è entrato in una chiesa giudeo ostinato, e per un colpo di grazia simile a quello che atterrò Saulo sulla via di Damasco un dieci minuti dopo n’è uscito cattolico di mente e di cuore.

Pag. 64 – € 5,00

Regole per ben vivere (di S. Alfonso)

Queste breve esposizione delle “Regole per ben vivere”, ossia delle “regole di vita” valide per tutti i Cristiani, è un’opera esortativa di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori, Vescovo, Dottore della Chiesa, “Doctor zelantissimus”.

La si può considerare come una “bozza” del più ampio “Regolamento di vita d’un Cristiano”. In questi tempi di “disorientamento” (dottrinale prima che pastorale) è buona cosa appoggiarsi ai consigli e agli esempi dei Santi: qui abbiamo un Santo Sacerdote, un Santo Vescovo, un Santo Dottore della Chiesa. Ascoltiamolo! E non diamo retta ai pifferai dell’antico tentatore.  Continua a leggere

Avvertimenti di S. Alfonso de’ Liguori per salvarsi

Presento qui la breve opera di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori, Vescovo, Dottore della Chiesa, “Doctor zelantissimus”, intitolata: “Avvertimenti necessari ad ogni persona di qualunque stato per salvarsi”.

Si tratta di un’istruzione la più semplice e generica possibile, in quanto è destinata a qualsiasi persona, di qualunque condizione.

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Iddio vuole salvi tutti: Omnes homines vult salvos fieri (1 Tim. 2,4). E vuol dare a tutti l’aiuto necessario per salvarsi; ma non lo concede se non a coloro che lo dimandano, come scrive S. Agostino: Non dat nisi petentibus In Psalm. 100 (1). Ond’è sentenza comune de’ Teologi e Santi Padri, che la Preghiera agli Adulti è necessaria di necessità di mezzo, viene a dire, che chi non prega, e trascura di dimandare a Dio gli aiuti opportuni per vincere le tentazioni, e conservare la grazia ricevuta, non può salvarsi. Continua a leggere

L’amore della solitudine e del silenzio-3

3. Nel silenzio e nella quiete l’anima devota progredisce e apprende il significato nascosto delle Scritture; nel silenzio e nella quiete trova fiumi di lacrime per nettarsi e purificarsi ogni notte, e diventa tanto più intima al suo creatore quanto più sta lontana da ogni chiasso mondano.

Se, dunque, uno si sottrae a conoscenti e ad amici, gli si farà vicino Iddio, con gli angeli santi. E’ cosa migliore starsene appartato a curare il proprio perfezionamento, che fare miracoli, dimenticando se stessi. Cosa lodevole, per colui che vive in convento, andar fuori di rado, evitare di apparire, persino schivare la gente.

Perché mai vuoi vedere ciò che non puoi avere? “Il mondo passa, e passano i suoi desideri” (1Gv 2,17). I desideri dei sensi portano a vagare con la mente; ma, passato il momento, che cosa ne ricavi se non un peso sulla coscienza e una profonda dissipazione?

Un’uscita piena di gioia prepara spesso un ritorno pieno di tristezza; una veglia piena di letizia rende l’indomani pieno di amarezza; ogni godimento della carne penetra con dolcezza, ma alla fine morde e uccide. Che cosa puoi vedere fuori del monastero, che qui tu non veda? Ecco, qui hai il cielo e la terra e tutti glie elementi dai quali sono tratte tutte le cose. Che cosa altrove potrai vedere, che possa durare a lungo sotto questo sole?

Forse credi di poterti saziare pienamente; ma a ciò non giungerai. Ché, se anche tu vedessi tutte le cose di questo mondo, che cosa sarebbe questo, se non un sogno senza consistenza? Leva i tuoi occhi in alto, a Dio, e prega per i tuoi peccati e per le tue mancanze.

Lascia le vanità alla gente vana; e tu attendi invece a quello che ti ha comandato Iddio. Chiudi dietro di te la tua porta, chiama a te Gesù, il tuo diletto, e resta con lui nella cella; ché una sì grande pace altrove non la troverai. Se tu non uscirai e nulla sentirai dal chiasso mondano, resterai più facilmente in una pace perfetta. E poiché talvolta sentire cose nuove reca piacere, occorre che tu sappia sopportare il conseguente turbamento dell’animo.

Da: L’Imitazione di Cristo, Libro I, Cap. XX, Par. 2

(fine)

Il fine della nostra esistenza

PRINCIPIO E FONDAMENTO. – L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e così raggiungere la salvezza; le altre realtà di questo mondo sono create per l’uomo e per aiutarlo a conseguire il fine per cui è creato. Da questo segue che l’uomo deve servirsene tanto quanto lo aiutano per il suo fine, e deve allontanarsene tanto quanto gli sono di ostacolo. Perciò è necessario renderci indifferenti verso tutte le realtà create (in tutto quello che è lasciato alla scelta del nostro libero arbitrio e non gli è proibito), in modo che non desideriamo da parte nostra la salute piuttosto che la malattia, la ricchezza piuttosto che la povertà, l’onore piuttosto che il disonore, una vita lunga piuttosto che una vita breve, e così per tutto il resto, desiderando e scegliendo soltanto quello che ci può condurre meglio al fine per cui siamo creati.

Da: Esercizi Spirituali, di S. Ignazio di Loyola, I settimana

L’amore della solitudine e del silenzio-2

2. Però, anche nei santi, questo senso di sicurezza ebbe fondamento nel timore di Dio. Essi brillarono per straordinarie virtù e per grazia, ma non per questo furono meno fervorosi e intimamente umili. Il senso di sicurezza dei cattivi scaturisce, invece, dalla superbia e dalla presunzione; e , alla fine, si muta in inganno di se stessi.

Non sperare di avere sicurezza in questo mondo, anche se sei ritenuto buon monaco o eremita devoto; spesso, infatti, coloro che sembravano eccellenti agli occhi degli uomini sono stati messi nelle più gravi difficoltà. Per molte persone è meglio dunque non essere del tutto esenti da tentazioni ed avere sovente da lottare contro di queste, affinché non siamo troppo sicure di sé, non abbiamo per caso a montare in superbia o addirittura a volgersi sfrenatamente a gioie terrene.

Quale buona coscienza manterrebbe colui che non andasse mai cercando le gioie passeggere e non si lasciasse prendere dal mondo! Quale grande pace, quale serenità avrebbe colui che sapesse stroncare ogni vano pensiero, meditando soltanto intorno a ciò che attiene a Dio e alla salute dell’anima, e ponendo ben fissa ogni sua speranza in Dio! Nessuno sarà degno del gaudio celeste, se non avrà sottoposto pazientemente se stesso al pungolo spirituale.

Ora, se tu vuoi sentire dal profondo del cuore questo pungolo, ritirati nella tua stanza, lasciando fuori il tumulto del mondo, come sta scritto: pungolate voi stessi, nelle vostre stanze (Sal 4,4). Quello che fuori, per lo più, vai perdendo, lo troverai nella tua cella; la quale diventa via via sempre più cara, mentre reca noi soltanto a chi vi sta di mal animo. Se, fin dall’inizio della tua venuta in convento, starai nella tua cella, e la custodirai con buona disposizione d’animo, essa diventerà per te un’amica diletta e un conforto molto gradito.

Da: L’Imitazione di Cristo, Libro I, Cap. XX, Par. 2

(continua)