Quas Primas

L’enciclica “Quas Primas” di Pio XI

sulla Regalità di Cristo

riassunta e spiegata con parole semplici

1. Introduzione

Tanti mali nel mondo stanno imperversando perché la maggior parte degli uomini ha allontanato Gesù Cristo e la sua santa legge dalla pratica della loro vita, dalla famiglia e dalla società. Nessuna speranza di pace duratura fra i popoli è possibile finché gli individui e le nazioni negano e rigettano l’impero di Cristo Salvatore.

Solo restaurando il Regno di Cristo si potrà tendere a ripristinare la pace.

1.1. L’Anno Santo e il Regno di Cristo

Questo Anno Santo ha aumentato l’onore e la gloria del divino Fondatore della Chiesa facendo conoscere: il diuturno lavoro della Chiesa per la dilatazione del Regno del suo Sposo nelle terre più lontane; il grande numero di regioni conquistate al cattolicesimo col sudore e col sangue dai Missionari; quante vaste regioni vi siano ancora da sottomettere al soave e salvifico impero del nostro Re.

Mentre gli uomini e le Nazioni, lontani da Dio, per l’odio vicendevole e per le discordie intestine si avviano alla rovina e alla morte, la Chiesa di Dio, continuando a porgere al genere umano il cibo della vita spirituale, crea e forma generazioni di santi e di sante a Gesù Cristo, il quale non cessa di chiamare alla beatitudine del Regno celeste coloro che ebbe sudditi fedeli e obbedienti nel regno terreno.

Inoltre, ricorrendo il sedicesimo secolo dalla celebrazione del Concilio di Nicea, abbiamo ricordato che quel Sacro Sinodo definì e propose come dogma la consustanzialità dell’Unigenito col Padre, e nello stesso tempo, proclamò la dignità regale di Cristo inserendo nel simbolo la formula «e il suo regno non avrà mai fine».

Ci sembra conveniente al Nostro ufficio apostolico se, assecondando le preghiere di moltissimi Cardinali, Vescovi e fedeli, chiuderemo questo Anno Santo coll’introdurre nella sacra Liturgia una festa speciale di Gesù Cristo Re.

2. Gesù Cristo è Re

2.1. Gesù Cristo Re delle menti, delle volontà e dei cuori

Da lungo tempo si usa chiamare Cristo con l’appellativo di Re per il sommo grado di eccellenza, che ha in modo sovraeminente fra tutte le cose create.

Gesù Cristo regna nelle menti degli uomini non solo per l’altezza del suo pensiero e per la vastità della sua scienza, ma anche perché Egli è Verità ed è quindi necessario che gli uomini attingano e ricevano con obbedienza da Lui la verità.

Siccome in Lui la perfetta integrità e sottomissione della volontà umana risponde alla volontà divina, Gesù Cristo con le sue ispirazioni influisce sulla libera nostra volontà in modo da infiammarci verso le più nobili cose.

Infine Cristo è Re dei cuori per quella Sua carità che sorpassa ogni comprensione umana (Ef 3,19) e per le attrattive della sua mansuetudine e benignità: nessuno infatti degli uomini fu mai tanto amato né mai lo sarà quanto Gesù Cristo.

E’ necessario rivendicare a Cristo Uomo il nome e i poteri di Re: infatti soltanto in quanto è Uomo si può dire che abbia ricevuto dal Padre la potestà, l’onore e il regno (Dan 7, 13-14), poiché come Verbo di Dio «della stessa sostanza del Padre», non può non avere in comune con il Padre ciò che è proprio della divinità. Pertanto Gesù Cristo ha su tutte le cose create il sommo e assolutissimo impero.

2.2. La Regalità di Cristo nei libri dell’Antico Testamento

E non leggiamo infatti spesso nelle Sacre Scritture che Cristo è Re? Egli è chiamato il Principe che deve sorgere da Giacobbe (Nm 24,19), e che dal Padre è costituito Re sopra il Monte santo di Sion, che riceverà le genti in eredità e avrà in possesso i confini della terra (Sal 2,6). Il salmo nuziale, col quale sotto l’immagine di un re ricchissimo e potentissimo viene preconizzato il futuro Re d’Israele, ha queste parole: «Il tuo trono, o Dio, sta per sempre, in eterno: scettro di rettitudine è il tuo scettro reale» (Sal 44,6). Per illuminare più chiaramente i caratteri del Cristo, si preannunzia che il suo Regno sarà senza confini e arricchito con la giustizia e la pace: «Fiorirà ai suoi giorni la Giustizia e somma pace… Dominerà da un mare all’altro, e dal fiume fino alla estremità della terra» (Sal 44,8).

Aggiungono i Profeti e anzitutto Isaia: «Ci è nato un bimbo, ci fu dato un figlio: e il principato è stato posto sulle sue spalle e sarà chiamato col nome di Ammirabile, Consigliere, Dio forte, Padre del secolo venturo, Principe della pace. Il suo impero crescerà, e la pace non avrà più fine. Siederà sul trono di Davide e sopra il suo regno, per stabilirlo e consolidarlo nel giudizio e nella giustizia, da ora ed in perpetuo» (Is 9,6-7). Geremia predice che nascerà dalla stirpe di Davide il “Rampollo giusto” che, quale figlio di Davide, «regnerà e sarà sapiente e farà valere il diritto e la giustizia sulla terra» (Ger 23,5). Daniele preannunzia la costituzione di un regno da parte del Re del cielo, regno che «non sarà mai in eterno distrutto… ed esso durerà in eterno» (Dan 2,44) e continua: «Io stavo ancora assorto nella visione notturna, quand’ecco venire in mezzo alle nuvole del cielo uno con le sembianze del figlio dell’uomo che si avanzò fino al Vegliardo dai giorni antichi, e davanti a lui fu presentato. E questi gli conferì la potestà, l’onore e il regno; tutti i popoli, le tribù e le lingue serviranno a lui; la sua potestà sarà una potestà eterna che non gli sara mai tolta, e il suo regno, un regno che non sarà mai distrutto» (Dan 7,13-14).

E i santi Evangelisti riconoscono come avvenuto quanto predisse Zaccaria intorno al Re mansueto, il quale «cavalcando sopra un’asina col suo piccolo asinello» (Zc 9,9) entrava in Gerusalemme come Giusto e Salvatore fra le acclamazioni della folla.

2.3. Gesù Cristo si è proclamato Re

Questa dottrina intorno a Cristo Re è confermata in modo splendido nel Nuovo Testamento. Annunziando alla Vergine che doveva partorire un Figlio, l’Arcangelo attesta che Cristo avrebbe ricevuto dal Padre il trono di David, che avrebbe regnato nella Casa di Giacobbe in eterno e che il suo Regno non avrebbe avuto fine (Lc 1,32-33). Cristo stesso dà testimonianza del suo impero: sia nel suo ultimo discorso alle folle, quando parla dei premi e delle pene, riservate in perpetuo ai giusti e ai dannati, si attribusce il nome di Re (Mt 25,31-40); sia quando risponde al Prefetto romano, pubblicamente conferma di essere Re (Gv 18,37); sia quando, risorto dai morti, affida agli Apostoli l’ufficio di ammaestrare e battezzare tutte le genti, annunzia solennemente che a Lui era stato dato ogni potere in cielo e in terra (Mt 28,18). Con queste parole si vuol significare la grandezza della potestà e l’estensione immensa del suo Regno.

Non può dunque sorprenderci se il «Principe dei Re della terra» (Ap 1,5), apparso a Giovanni nella visione apocalittica, porti «scritto sulla sua veste e sopra il suo fianco: Re dei re e Signore dei dominanti» (Ap 19,16). Da quando l’eterno Padre costituì Cristo erede universale (Eb 1,1), è necessario che Egli regni finché, alla fine dei secoli, riduca ai piedi del trono di Dio tutti i suoi nemici (1Cor 15,25).

Pertanto la Chiesa, regno di Cristo sulla terra, destinato naturalmente ad estendersi a tutti gli uomini e a tutte le nazioni, nella Liturgia salutò e proclamò il suo Fondatore quale Signore sovrano e Re dei re, moltiplicando le forme della sua affettuosa venerazione. In questa lode perenne a Cristo Re, facilmente si scorge la bella armonia fra il nostro e il rito orientale in modo da render manifesto che «le norme della preghiera fissano i principi della fede».

2.4. Gesù Cristo è Re per diritto di natura e di conquista

San Cirillo di Alessandria mostra il fondamento della dignità e del potere di Gesù Cristo scrivendo che Egli ottiene «la potestà su tutte le creature, non carpita con la violenza né da altri ricevuta, ma la possiede per propria natura ed essenza» (In Lucam, 10); cioè il principato di Cristo si fonda sulla unione ipostatica [della natura divina e della natura umana in una sola persona]. Cristo, come Dio, deve essere adorato dagli Angeli e dagli uomini; e, come Uomo, deve essere da loro obbedito. Per il solo fatto dell’unione ipostatica, Cristo ebbe potestà su tutte le creature.

E’ soave pensare che Cristo, in forza della Redenzione, regna su di noi non solamente per diritto di natura, ma anche per diritto di conquista. Volesse Dio che gli uomini ricordassero sempre quanto noi siamo costati al nostro Salvatore: «Non a prezzo di cose corruttibili, di oro o d’argento siete stati riscattati… ma dal Sangue prezioso di Cristo, come di agnello immacolato e incontaminato» (1Pt 1,18-19). Non siamo dunque più nostri perché Cristo ci ha ricomprati col più alto prezzo (1Cor 6,20): i nostri stessi corpi sono membra di Cristo (Ibid. 6,15).

2.5. Natura e valore del Regno di Cristo

L’impero universale di Cristo, nostro Redentore, consta di una triplice potestà.

Le testimonianze bibliche provano più che a sufficienza quanto abbiamo detto; ed è dogma di fede che Gesù Cristo è stato dato agli uomini quale Redentore in cui debbono riporre la loro fiducia, ed allo stesso tempo come Legislatore a cui debbono obbedire (Conc. Trid., Sess. VI, can. 21). I santi Evangeli non soltanto narrano come Gesù abbia promulgato delle leggi, ma lo presentano altresì nell’atto stesso di legiferare; e come abbia più volte detto che chiunque osserverà i suoi comandamenti darà prova di amarlo e rimarrà nella sua carità (Gv 15,10).

Lo stesso Gesù davanti ai Giudei, che lo accusavano di aver violato il sabato, afferma che a Lui fu dal Padre attribuita la potestà giudiziaria: «Il Padre non giudica alcuno, ma ha rimesso al Figlio ogni giudizio» (Gv 5,22). Vi è compreso pure il diritto di premiare e punire gli uomini anche durante la loro vita, perché ciò non può disgiungersi da una propria forma di giudizio.

Parimenti si deve attribuire a Gesù Cristo la potestà esecutiva, poiché è necessario che tutti obbediscano al suo comando, e nessuno può sfuggire ad esso e alle sanzioni da lui stabilite.

2.6. Regno principalmente spirituale

Questo Regno è principalmente spirituale e attinente alle cose spirituali, come dimostra la Scrittura ed è confermato dallo stesso Gesù Cristo.

Infatti, quando i Giudei e gli stessi Apostoli credevano per errore che il Messia avrebbe ripristinato il regno di Israele, Egli cercò di abbattere questa vana attesa; e quando stava per essere proclamato Re dalla moltitudine che lo ammirava, rifiutò questo onore ritirandosi nella solitudine; infine davanti al Prefetto romano, rispose che il suo Regno “non è di questo mondo”.

I santi Vangeli attestano che gli uomini, per entrare in questo Regno, devono prepararsi per mezzo della penitenza e non possano entrarvi se non per la fede e per il Battesimo, ossia un rito esterno che significa e produce la rigenerazione interiore. Il Regno di Cristo è opposto unicamente al regno di Satana: ai suoi sudditi si richiede che abbiano l’animo distaccato dalle cose terrene, la mitezza dei costumi, la fame e sete di giustizia, e che rinneghino se stessi e prendano la loro croce. Cristo, come Redentore, costituì con il suo sangue la Chiesa e, come Sacerdote, offre se stesso in perpetuo quale ostia di propiziazione per i peccati degli uomini. La dignità regale di Gesù riveste il carattere spirituale di entrambi gli uffici.

2.7. Regno universale e sociale

Cristo Uomo ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create: tutto soggiace al Suo arbitrio. Tuttavia, finché Egli fu sulla terra, si astenne completamente dall’esercitare tale potere. E come una volta disprezzò il possesso delle cose umane, così permise e permette che i possessori debitamente se ne servano. Pertanto, come scrive Leone XIII: «L’impero di Cristo non si estende soltanto sui popoli cattolici, o su coloro che, rigenerati nel fonte battesimale, appartengono alla Chiesa, sebbene le errate opinioni Ce li allontanino o il dissenso li divida dalla carità; ma abbraccia anche quanti sono privi di Fede cristiana, di modo che tutto il genere umano è sotto la potestà di Gesù Cristo» (Leone Pp. XIII, Enc. Annum Sacrum, 25.V.1899).

Né v’è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli uomini singoli. E’ Lui solo la fonte della salute privata e pubblica: «Né in alcun altro è salute, né sotto il cielo altro nome è stato dato agli uomini, mediante il quale abbiamo da essere salvati» (At 4,12). E’ Lui solo l’autore della prosperità e della vera felicità sia per i singoli sia per gli Stati: «poiché il benessere della società non ha origine diversa da quello dell’uomo, la società non essendo altro che una concorde moltitudine di uomini» (S.Agostino, Lettera a Macedone, III).

Non rifiutino, dunque, i capi delle nazioni coi loro popoli di testimoniare pubblicamente riverenza e obbedienza all’impero di Cristo, se vogliono, con l’incolumità del loro potere, l’incremento e il progresso della patria. «Allontanato, infatti — così lamentavamo — Gesù Cristo dalle leggi e dalla società, l’autorità appare senz’altro come derivata non da Dio ma dagli uomini, in maniera che anche il fondamento della medesima vacilla: tolta la causa prima, non v’è ragione per cui uno debba comandare e l’altro obbedire. Dal che è derivato un generale turbamento della società, la quale non poggia più sui suoi cardini naturali» (Pio Pp. XI, Enc. Ubi arcano Dei).

2.8. Regno benefico

Quando gli uomini riconoscono nella vita privata e pubblica la sovrana potestà di Cristo Re, necessariamente l’intero consorzio umano è pervaso da incredibili benefici: giusta libertà, tranquilla disciplina e pacifica concordia. La regalità di nostro Signore rende come sacra l’autorità umana dei governanti e nobilita i doveri dei cittadini.

Quando l’Apostolo Paolo insegnava alle spose e ai servi di rispettare Gesù Cristo nel loro rispettivo marito e padrone, chiaramente ammoniva che non dovessero obbedire ad essi come ad uomini, ma in quanto tenevano le veci di Cristo, essendo sconveniente che gli uomini, redenti da Cristo, servissero ad altri uomini: «Siete stati comperati a prezzo; non diventate servi degli uomini» (1Cor 7,23). Quando i governanti e i magistrati sanno che non comandano per diritto proprio quanto per mandato del Re divino, si comprende facilmente quale uso santo e sapiente essi faranno dell’autorità, e quale interesse del bene comune cureranno legiferando e giudicando.

In tal modo ogni causa di sedizione è tolta: infatti, qualora il cittadino riscontrasse nei governatori qualcosa di indegno e spregevole, non si sottrarrà al loro comando perché in essi scorgerà l’immagine e l’autorità di Cristo Dio e Uomo.

Siccome il regno di Cristo abbraccia tutti gli uomini, possiamo sperare di ottenere quella pace che portò in terra il Re pacifico, che venne «per riconciliare tutte le cose», «non per farsi servire, ma per servire» e che, pur essendo il Signore di tutti, si fece esempio di umiltà.

Oh, di quale felicità potremmo godere se gli individui, le famiglie e la società si lasciassero governare da Cristo!

3. La Festa di Cristo Re

3.1. Scopo della festa di Cristo Re

E’ necessario che la conoscenza della regalità di nostro Signore venga divulgata quanto più è possibile, per moltiplicarne i frutti nella società umana. A questo scopo nessun’altra cosa possa giovare più dell’istituzione di una festa liturgica propria di Cristo Re.

Infatti, più che i solenni documenti del Magistero ecclesiastico, nell’informare il popolo sulle cose della fede e nel sollevarlo alle gioie spirituali della vita hanno efficacia le annuali festività dei sacri misteri. Tali festività, nel corso dei secoli, vennero introdotte una dopo l’altra, secondo che la necessità o l’utilità del popolo cristiano. E specialmente le festività in onore della Beata Vergine Maria aumentarono la venerazione e l’amore per la Madre di Dio, che il Redentore aveva lasciato al popolo quasi per testamento. Tra i benefici ottenuti dal culto pubblico e liturgico verso la Madre di Dio e i Santi del Cielo non ultimo si deve annoverare questo: che la Chiesa, in ogni tempo, poté vittoriosamente respingere la peste delle eresie. Così, quando venne a calare la riverenza verso il Santissimo Sacramento, fu istituita la festa del Corpus Domini, in modo tale che le folle venerassero il Signore con solenni processioni. Così, quando gli animi degli uomini, infiacchiti per il freddo rigorismo dei giansenisti, erano del tutto distolti dall’amore di Dio e dalla speranza della eterna salvezza, fu introdotta la festività del Sacro Cuore di Gesù.

Ora, se comandiamo che Cristo Re sia venerato da tutti i cattolici del mondo, con ciò Noi provvederemo alle necessità dei tempi presenti, apportando un rimedio efficacissimo a quella peste che oggi pervade l’umana società.

3.2. Il “laicismo”

La peste della età nostra è il così detto “laicismo”, coi suoi errori e i suoi empi incentivi. Tale empietà non maturò in un sol giorno ma da gran tempo covava nelle viscere della società: infatti si cominciò a negare l’impero di Cristo su tutte le genti; poi si negò alla Chiesa il diritto stesso di ammaestrare le genti, di far leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità; a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata alle false religioni; quindi la si sottomise al potere civile. Si andò più innanzi ancora: alcuni pensarono di sostituire alla religione di Cristo un certo sentimento religioso naturale. Né mancarono Stati i quali, pensando di poter fare a meno di Dio, riposero la loro religione nell’irreligione e nel disprezzo di Dio stesso.

Questo allontanamento degli individui e delle nazioni da Cristo produsse pessimi frutti: i semi della discordia, sparsi dappertutto; gli odii e le rivalità tra i popoli, impedimento della pace; l’intemperanza delle passioni, nascoste sotto le apparenze del pubblico bene e dell’amor patrio; il cieco e smoderato egoismo, che tende solo al privato interesse e che tutto misura in base a questo; la pace domestica, profondamente turbata dalla dimenticanza e dalla trascuratezza dei doveri familiari; l’unione e la stabilità delle famiglie, infrante.

La nostra speranza è che l’annuale festa di Cristo Re spinga la società a far ritorno all’amatissimo nostro Salvatore. Accelerare e affrettare questo ritorno sarebbe il dovere dei Cattolici. L’apatia o la timidezza dei buoni, che si astengono dalla lotta, favorisce i nemici della Chiesa. Ma quando i fedeli tutti comprenderanno che debbono sempre militare con coraggio sotto le insegne di Cristo Re, si sforzeranno con ardore apostolico di ricondurre a Dio i ribelli e gli ignoranti, e di mantenere inviolati i diritti di Dio.

3.3. La preparazione storica della festa di Cristo Re

Dagli ultimi anni dello scorso secolo si preparava la via alla festa di Cristo Re: questo culto fu sapientemente sostenuto in ogni parte del mondo e il regno di Cristo fu riconosciuto con la pia pratica di consacrare le famiglie al Sacratissimo Cuore di Gesù. E non soltanto famiglie, ma altresì nazioni e regni. Anzi, durante l’Anno Santo 1900, per volere di Leone XIII, tutto il genere umano, fu consacrato al Divin Cuore.

Il popolo cristiano, mosso da ispirazione divina, ha tratto dal silenzio dei sacri templi e porta per le pubbliche vie come trionfatore quel medesimo Gesù che gli empi non vollero riconoscere, e vuole ristabilirLo nei suoi diritti regali.

In quest’Anno Santo il Re divino, veramente ammirabile nei suoi Santi, è stato magnificato con la glorificazione di una nuova schiera di suoi fedeli elevati agli onori celesti; per mezzo dell’Esposizione Missionaria tutti abbiamo ammirato i trionfi procurati a Cristo per lo zelo degli operai evangelici nell’estendere il suo Regno; finalmente in questo medesimo anno con la centenaria ricorrenza del Concilio Niceno, abbiamo commemorato la difesa e la definizione del dogma della consustanzialità del Verbo incarnato col Padre, sulla quale si fonda l’impero sovrano del medesimo Cristo su tutti i popoli.

Sia che consideriamo le numerose suppliche a Noi rivolte, sia che consideriamo gli avvenimenti di questo Anno Santo, pensiamo che finalmente sia spuntato il giorno desiderato da tutti, nel quale possiamo annunziare che si deve onorare con una festa speciale Cristo quale Re di tutto il genere umano.

3.4. L’istituzione della festa di Cristo Re

Pertanto, con la Nostra apostolica autorità istituiamo la festa di Nostro Signore Gesù Cristo Re, stabilendo che sia celebrata in tutte le parti della terra l’ultima domenica di ottobre, cioè la domenica precedente la festa di tutti i Santi. Similmente ordiniamo che in questo medesimo giorno, ogni anno, si rinnovi la consacrazione di tutto il genere umano al Cuore santissimo di Gesù, che il Nostro Predecessore di santa memoria Pio X aveva comandato di ripetere annualmente.

Vogliamo stabilire questa festa nel giorno di domenica, perché non solo il Clero con la celebrazione della Messa ma anche il popolo possa agevolmente rendere a Cristo obbedienza e devozione.

Stabiliamo di celebrare questa festa l’ultima domenica del mese di ottobre, nella quale si chiude quasi l’anno liturgico: in tal modo i misteri della vita di Gesù Cristo, commemorati nel corso dell’anno, riceveranno coronamento dalla solennità di Cristo Re.

3.5. I vantaggi della festa di Cristo Re

Da questo pubblico culto verso Cristo Re speriamo di ottenere vantaggi per la Chiesa, per la società civile, per i singoli fedeli.

La Chiesa, stabilita da Cristo come società perfetta, richiede per diritto proprio e irrinunciabile, piena libertà e indipendenza dal potere civile; e che essa, nell’esercizio del suo divino ministero di insegnare, reggere e condurre alla felicità eterna tutti coloro che appartengono al Regno di Cristo, non può dipendere dall’altrui arbitrio.

La società civile deve concedere simile libertà a quegli ordini religiosi d’ambo i sessi, i quali, essendo di validissimo aiuto alla Chiesa e ai suoi pastori, cooperano grandemente all’estensione e all’incremento del regno di Cristo, sia perché con la professione dei tre voti combattono la triplice concupiscenza del mondo, sia perché con la pratica di una vita di maggior perfezione, fanno sì che quella santità, che il divino Fondatore volle fosse una delle note della vera Chiesa, risplenda di giorno in giorno vieppiù innanzi agli occhi di tutti.

La celebrazione di questa festa ricorderà a tutti che il dovere di venerare pubblicamente Cristo e di prestargli obbedienza riguarda non solo i privati, ma anche i magistrati e i governanti: li richiamerà al pensiero del giudizio finale, nel quale Cristo, scacciato dalla società o anche solo ignorato e disprezzato, vendicherà acerbamente le tante ingiurie ricevute. Per la Sua regale dignità, la società intera si deve conformare al suo Re sia nello stabilire le leggi, sia nell’amministrare la giustizia, sia nell’informare l’animo dei giovani alla santa dottrina e alla santità dei costumi.

Inoltre non è a dire quanta forza e virtù potranno i fedeli attingere dalla meditazione di codeste verità, allo scopo di modellare il loro animo alla vera regola della vita cristiana.

Poiché se a Cristo Signore è stata data ogni potestà in cielo e in terra; se tutti gli uomini redenti con il Sangue Suo prezioso sono soggetti per un nuovo titolo alla Sua autorità; se, infine, questa potestà abbraccia tutta l’umana natura, chiaramente si comprende, che nessuna delle nostre facoltà si sottrae a tanto impero.

4. Conclusione

4.1. Cristo regni!

È necessario, dunque, che Egli regni nella mente dell’uomo, la quale deve prestare fermo e costante assenso alle verità rivelate; che regni nella volontà, la quale deve obbedire alle leggi e ai precetti divini; che regni nel cuore, il quale meno apprezzando gli affetti naturali, deve amare Dio più d’ogni cosa e a Lui solo stare unito; che regni nel corpo e nelle membra, che, come “armi di giustizia” (Rm 6,13) offerte a Dio, devono servire all’interna santità delle anime.

Conceda il Signore che quanti sono fuori del Suo regno bramino ed accolgano il soave giogo di Cristo! E che quanti, per Sua misericordia, già sono suoi sudditi e figli, lo portino non a malincuore ma con piacere, con amore, e santamente: così che possano raccogliere abbondanti frutti dalla vita conformata alle leggi del Regno divino, e che, ritenuti da Cristo servi buoni e fedeli, diventino con Lui partecipi nel Regno celeste della sua eterna felicità e gloria.

PIO PP. XI

11 dicembre 1925

2 pensieri su “Quas Primas

  1. + L’Enciclica “Annum Sacrum” di Leone XIII:
    http://www.totustuustools.net/magistero/l13annum.htm

    + La Consacrazione al Sacratissimo Cuore di Gesù nella Festa di Cristo Re:
    http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinA/A30textLatXre.htm

    CONSACRAZIONE AL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ
    (Indulgentia plenaria)

    O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostrati innanzi al vostro altare.
    Noi siamo vostri, e vostri vogliamo essere; e per vivere a voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi spontaneamente si consacra al vostro sacratissimo Cuore.
    Molti, purtroppo, non vi conobbero mai; molti, disprezzando i vostri comandamenti, vi ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al vostro Sacratissimo Cuore.
    O Signore, siate il Re non solo dei fedeli che non si allontanarono mai da voi, ma anche dì quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame.
    Siate il Re di coloro che vivono nell’inganno e dell’errore, o per discordia da voi separati; richiamateli al porto della verità, all’unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore.
    [Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni dell’Idolatria e dell’Islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno vostro.
    Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra di essi invocato.] *
    Largite, o Signore, incolumità e libertà sicura alla vostra Chiesa, largite a tutti i popoli la tranquillità dell’ordine. Fate che da un capo all’altro della terra risuoni quest’unica voce:
    Sia lode a quel Cuore divino, da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli. Amen

    *Per decreto della Sacra Penitenzieria Apostolica del 18 luglio 1959, dalla formula di consacrazione va omesso dalla proclamazione pubblica, il brano che va da: Siate il re, a, di essi invocato.

  2. Roncalli impiegò solo 8 mesi e 20 giorni per ordinare che venisse omessa questa frase:
    «Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni dell’Idolatria e dell’Islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno vostro.
    Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra di essi invocato».

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