La Consacrazione nella S. Messa

CFirenze

Molti cattolici sono giustamente preoccupati e indignati per il ventilato progetto bergogliano di introdurre una “nuova liturgia” che possa accomunare “all’unica mensa” i cattolici e gli eretici-scismatici. Affinché ciò diventi possibile è necessario ovviamente che i “cattolici” rinuncino alla Consacrazione e quindi alla presenza reale di Nostro Signore. Saranno liturgie probabilmente de-cristificate, quindi un abominio da disertare.

Purtroppo è necessario ricordare ai “cattolici preoccupati” che le parole della consacrazione sono già state modificate: ciò avvenne con la “riforma liturgica” entrata in vigore la prima domenica di Avvento del 1969 (la messa di Montini-Bugnini).

Volesse il Cielo che l’imminente catastrofe liturgica e dottrinale possa aprire gli occhi ai cattolici e soprattutto ai Sacerdoti sulla indescrivibile devastazione compiuta dai “nostri pastori” ai tempi della “riforma liturgica”. Volesse il Cielo che tanti Sacerdoti si precipitino a celebrare il Santo Sacrificio della Messa secondo il Vetus Ordo! Sarebbero essi stessi i primi a essere beneficati da questo antico venerabile e glorioso rito.

Il Sacrosanto Concilio di Trento insegnò quanto segue:

«Sempre vi è stata nella chiesa di Dio questa fede, che, cioè, subito dopo la consacrazione, vi sia, sotto l’apparenza del pane e del vino, il vero corpo di nostro Signore e il suo vero sangue, insieme con la sua anima e divinità.

In forza delle parole, il corpo è sotto la specie del pane e il sangue sotto la specie del vino; ma lo stesso corpo sotto la specie del vino, e il sangue sotto quella del pane, e l’anima sotto l’una e l’altra specie, in forza di quella naturale unione e concomitanza, per cui le parti di Cristo Signore, che ormai è risorto dai morti e non muore più, (Romani 6,9) sono unite fra loro; ed inoltre la divinità per quella sua ammirabile unione ipostatica col corpo e con l’anima.» (Sessione XIII, 15 ottobre 1551, cap. 3)

Al giorno d’oggi la maggior parte dei Sacerdoti che conosco nega decisamente che le parole della consacrazione siano decisive, anzi si mostrano sempre preoccupati di mettere in guardia contro l’uso “magico” delle parole. Quanto sono lontani dal vero!

Il Catechismo del Concilio di Trento offre una spiegazione più dettagliata. Venendo a trattare la forma della consacrazione del pane, insegna:

«I santi evangelisti Matteo e Luca insieme con l’Apostolo ci insegnano che la forma è questa: “Questo è il mio corpo”. Poiché sta scritto: “Mentre essi cenavano Gesù prese il pane e lo benedisse, lo spezzò e dandolo ai suoi discepoli, disse: “Prendete e mangiate: questo è il mio corpo” (Mt 26,26; Mc 14,22; Lc 22,19; 1 Cor 11,24). Tale forma, perché adoperata dal Signore stesso, è stata sempre conservata dalla Chiesa cattolica.» (n. 215)

Passando al forma della consacrazione del vino, il Catechismo tridentino insegna:

«Si deve ritenere per fede che essa è costituita dalle parole (Conc. Florent., sess XI, Decr. pro Iacobitis): “Questo è il calice del sangue mio, della nuova ed eterna Alleanza [mistero della fede] che per voi e per molti sarà sparso a remissione dei peccati”. Molte di queste parole sono prese dalla Scrittura; le altre la Chiesa le ha ricevute dalla Tradizione apostolica.» (n. 216)

Voglio ricordare che anche la forma è necessaria per la validità del Sacramento. Sì, le parole sono importanti, anzi, sono un discrimine imprescindibile.

Non solo il Concilio di Trento è in gioco: ma anche il Concilio di Basilea-Firenze del secolo antecedente. Nella Sessione VIII (a Firenze) fu stabilito così:

«Il terzo sacramento è l’eucarestia. La sua materia è il pane di frumento e il vino di uva (…) Forma di questo sacramento sono le parole del Salvatore, con le quali lo offrì. Il sacerdote, infatti, lo compie parlando nella persona di Cristo. E in virtù delle stesse parole la sostanza del pane diviene corpo di Cristo, e quella del vino sangue; in modo che tutto il Cristo è contenuto sotto la specie del pane e tutto sotto la specie del vino (…).» (Sessione VIII, “Bolla di unione degli Armeni”, 22 novembre 1439)

Tre anni più tardi, i Padri conciliari vollero essere più espliciti:

«Ma poiché nel decreto per gli Armeni, riportato sopra, non è stata espressa la forma delle parole che la sacrosanta chiesa romana – confermata dalla dottrina e dall’autorità degli apostoli Pietro e Paolo – ha sempre usato nella consacrazione del corpo e del sangue del Signore, abbiamo creduto opportuno inserirla nel presente testo. Nella consacrazione del corpo del Signore essa usa questa formula: Questo è, infatti, il mio corpo. In quella del sangue, invece: Questo è il calice del mio sangue del nuovo ed eterno testamento, mistero della fede, che sarà versato per voi e per molti in remissione dei peccati.» (Sessione XI, “Bolla di unione dei Copti”, 4 febbraio 1442)

In conclusione: è giusto opporsi all’introduzione di una nuova liturgia ecumenista, e rifiutare di parteciparvi; ma sarebbe poi incoerente rimanere nel “Novus Ordo” di Montini&Bugnini, nel quale, è inutile negarlo, un problema formale esiste – e in alcuni casi può anche portare all’invalidità del sacramento.

Dobbiamo pregare molto perché: 1) non si introduca la “liturgia ecumenista” priva di consacrazione; 2) in caso contrario, quanti più cattolici e soprattutto Sacerdoti la respingano; 3) il maggior numero di cattolici e soprattutto di Sacerdoti ritornino all’antico rito del Santo Sacrificio della Messa che è il primo e più importante presidio della nostra santa Fede cattolica (lo è a beneficio soprattutto dei Sacerdoti).

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