Cristiani, non “papiani”

Benché l’unica vera Chiesa, la Chiesa cattolica apostolica romana, abbia come fondamento, per volontà esplicita del suo Divino Fondatore ed Edificatore, il Sommo Pontefice, che è tale in quanto è successore di San Pietro nella Sede apostolica di Roma, è necessario ricordare, soprattutto ai nostri miserrimi giorni, che il rapporto tra il Romano Pontefice e Gesù Cristo Signore è un rapporto di vicarietà: come un corpo ha un capo, così il Corpo mistico della santa Chiesa ha per capo lo stesso Gesù Cristo, che da secoli e per l’eternità è e rimane il capo invisibile della Chiesa.

Poichè tuttavia la Chiesa attraversa i secoli e vive nel tempo le tormentate vicende di questo mondo che passa, è stato sommamente conveniente che il Signore abbia istituito un primato universale per governare la moltitudine dei fedeli che il Signore ha chiamato alla sua sequela: il “primato universale” è stato affidato direttamente da Cristo all’apostolo Simone-Pietro e ai successori di questo, ognuno dei quali è, per un arco di tempo, capo visibile della santa Chiesa e “vicario” di Cristo.

La lettura dl capitolo 16 del Vangelo di S. Matteo è sempre sorprendente. L’apostolo Simone risponde per primo e correttamente alla domanda del Maestro: «Voi chi dite che io sia?» dicendo «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». A quel punto, Gesù elogia Simone e subito pronuncia parole che creano e istituiscono qualcosa che prima non era:
«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa».

Fino a quel momento Simone era apostolo tra gli apostoli; da quel momento è Pietro, ossia Roccia, vale a dire Fondamento della Chiesa che sarebbe nata poco dopo. Il Verbo di Dio, fatto carne, mediante la sua stessa Parola eterna e creatrice, cambia il nome a Simone, e lo fa nuovo.

A quel punto, il Signore Gesù predice gli avvenimenti che porteranno alla sua ingiusta persecuzione, e alla passione, e alla morte di croce. Ma Simone-Pietro non accetta questa prospettiva, perdente e umiliante agli occhi di ogni uomo e anche dell’uomo-Simone:

«Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai!”».

E Gesù: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!»

La pagina evangelica ha una sua logica stringente: dall’interrogazione «E voi chi dite che io sia?» fino alla terribile ammonizione «Lungi da me satana!» preme, da ogni parola, la forza di Nostro Signore che ci esorta a non pensare secondo gli uomini ma secondo Dio; ed era Dio-Padre ad avere ispirato a Simone le parole dette con interiore trasporto al Maestro:

«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

Nella “confessione petrina” troviamo i primi solidi e sicuri fondamenti della nostra fede: è Cristo il Messia atteso, è Lui il Dio-presente-nel-mondo, è solo Lui che svela il volto del Padre. E sarà Lui a riscattarci dal peccato, Lui il solo Redentore.

E’ perfino inquietante questa pagina: Gesù si inventa un nome (Pietro) per un incarico fino ad allora impensato; e poi rimprovera il prescelto (Simone) chiamandolo con un altro nome (satana) perché pensa con criteri umani anziché con quelli di Dio.

Gesù eleva Simone ispirato da Dio, e abbatte Pietro ispirato dall’uomo.

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A questo punto conviene rileggere la Costituzione dogmatica del Concilio ecumenico Vaticano I “Pastor Aeternus” (18 luglio 1870) nella quale sono infallibilmente insegnati i doveri, i limiti e le prerogative del Romano Pontefice e del suo Magistero.

Quando inneggiamo al Papa, non inneggiamo mai a Simone ma a Pietro. Non ci interessa la persona di Simone, la sua storia personale, la sua opinione su questo o quell’argomento; non ci interessano le sue visioni teologiche, i suoi orientamenti dottrinali, le sue preferenze pastorali, i suoi gusti liturgici.

Non vogliamo più vedere nè “libri” del “papa”, nè “interviste”. Basta, per carità!

A noi cattolici interessa quello che Pietro insegna, quando, per confermare i fratelli nella fede cristiana, pensa secondo Dio; poiché se invece egli pensa secondo gli uomini – magari dopo un questionario – e invece di insegnare si limita a esprimere opinioni; se invece di governare la Chiesa mirando alla salvezza delle anime si limita a decidere mirando a quello che gli sembra sia il bene, allora lo chiamiamo satana e lo invitiamo ad andarsene.

Siamo cristiani, non papiani; siamo disposti a essere papisti, ma solo quando Simone “pensa secondo Dio”.

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